Mario Draghi ha dichiarato che la disoccupazione di massa non è l’esito più probabile dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, sostenendo che le precedenti rivoluzioni tecnologiche non hanno portato a perdite occupazionali permanenti. Durante l’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, ha sottolineato come nel tempo si siano create nuove professioni e industrie, anche se il processo di transizione non è mai lineare.

Draghi ha evidenziato che la discontinuità nel mercato del lavoro colpisce in modo diseguale, con alcuni lavoratori e territori che subiscono maggiormente le conseguenze della sostituzione, mentre altri ne traggono vantaggio. Ha avvertito che se l’intelligenza artificiale dovesse accentuare le dinamiche di mercato in cui i benefici si concentrano in poche mani, la distribuzione dei guadagni potrebbe diventare ancora più sbilanciata.

Il presidente della Banca Centrale Europea ha indicato due fattori chiave: la velocità e l’ampiezza della sostituzione lavorativa non dipendono solo dalla tecnologia, ma anche dalle politiche governative. La prosperità generata dall’AI potrebbe essere condivisa o meno con i lavoratori, a seconda delle scelte politiche. Inoltre, la capacità dei lavoratori di adattarsi a nuovi ruoli è influenzata dai sistemi educativi e dai programmi di formazione. Secondo l’OCSE, la maggior parte dei lavoratori esposti all’AI non avrà bisogno di competenze tecniche avanzate, ma piuttosto di abilità manageriali e aziendali, che possono essere acquisite con un adeguato supporto formativo.

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