La situazione in Iran continua a essere tesa, con il presidente Trump che ha annunciato la possibilità di negoziati con Teheran, ma il governo iraniano ha smentito, definendo le dichiarazioni americane come una negoziazione con se stessi. Tuttavia, il Pakistan si propone come mediatore, confermato da fonti statunitensi e pakistane. Altri paesi sunniti, tra cui Turchia, Egitto e Arabia Saudita, supportano Islamabad, che ospita una significativa popolazione sciita.
Il capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano, Syed Asim Munir, è stato individuato come interlocutore chiave. Munir ha acquisito rilevanza dopo il conflitto tra India e Pakistan nel 2025 e ha già avuto incontri con funzionari americani. Recentemente, ha avuto un colloquio telefonico con Trump, che ha aperto la strada a un incontro a Islamabad tra funzionari statunitensi e iraniani.
L’obiettivo è organizzare un incontro tra Stati Uniti e Iran entro 48 ore, prima di un ultimatum di Trump che prevede nuovi attacchi contro l’Iran. Il presidente turco Erdogan ha avvertito che il conflitto ha ripercussioni globali, citando la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Un piano di pace statunitense in 15 punti è stato trasmesso a Teheran, richiedendo il depotenziamento del programma nucleare iraniano in cambio dell’eliminazione delle sanzioni. Teheran ha risposto con sei punti, chiedendo garanzie sul mantenimento del suo programma missilistico e la chiusura delle basi americane in Medio Oriente.
Nonostante le dichiarazioni, l’ambasciatore iraniano in Pakistan ha negato contatti diretti tra Teheran e Washington. Il primo ministro pakistano ha ribadito la disponibilità a ospitare colloqui conclusivi, mentre il ministro degli Esteri iraniano è in contatto con i suoi omologhi regionali per cercare di riportare la calma.

