Confindustria ha lanciato un allarme riguardo alla possibile recessione dell’Italia se la guerra in Iran dovesse continuare. L’associazione degli industriali avverte che il paese potrebbe affrontare la crisi energetica più grave della sua storia, sottolineando l’urgenza di un intervento politico. Le previsioni economiche, già pessimistiche prima del conflitto, sono state riviste al ribasso: si stima ora una crescita del PIL a +0,5% entro la fine dell’anno, rispetto al +0,7% previsto dal governo.
Con l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia, il rischio di un crollo economico è concreto. Se il conflitto dovesse protrarsi per altri quattro mesi, la crescita italiana potrebbe azzerarsi nel 2026, con un’inflazione prevista al 4,3%. Qualora la crisi energetica si estendesse fino alla fine dell’anno, il PIL potrebbe scendere a -0,7% e l’inflazione salire al 5,9%. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha esortato a un’azione rapida, evidenziando la necessità di Eurobond per sostenere le imprese e la creazione di un mercato unico europeo dell’energia.

