I Paesi del Golfo si trovano di fronte a un dilemma cruciale dopo l’intensificarsi delle tensioni con l’Iran, aggravate dall’attacco statunitense e israeliano contro il regime degli ayatollah. Da sabato scorso, la risposta iraniana ha portato a tredici vittime nel Golfo, tra cui sette civili e sei militari americani.
L’Arabia Saudita, principale avversario di Teheran, ha subito attacchi da missili e droni iraniani, inclusi colpi all’ambasciata statunitense a Riad e alla raffineria di Ras Tanura. Il Regno ha condannato gli attacchi e ha aumentato i livelli di allerta, ribadendo il diritto di difendersi.
Gli Emirati Arabi Uniti sono stati i più colpiti, con il ministero della Difesa che ha registrato 189 missili balistici e 941 droni, di cui la maggior parte distrutti. Abu Dhabi ha descritto l’attacco iraniano come un atto di aggressione e ha espresso la volontà di rispondere.
Il Qatar ha subito attacchi simili, con dieci droni e due missili intercettati. La QatarEnergy ha dovuto invocare la clausola di ‘forza maggiore’ a causa dei danni alle infrastrutture energetiche e ha arrestato dieci sospetti legati ai Guardiani della rivoluzione iraniani.
In Bahrein, ci sono stati scontri tra civili e forze governative, con il governo sunnita che ha schierato l’esercito contro la maggioranza sciita. Il Kuwait ha anch’esso subito attacchi, con la morte di una bambina di undici anni a causa di schegge di granata. La situazione nella regione rimane tesa, con i Paesi del Golfo che valutano le loro opzioni di risposta.

