Cesare Parodi ha ufficializzato le proprie dimissioni da presidente dell’Associazione nazionale magistrati durante la riunione del Comitato direttivo centrale a Roma. Le dimissioni, annunciate lunedì scorso dopo il referendum costituzionale, sono motivate dal desiderio di tornare alla famiglia e dalla necessità di un presidente a tempo pieno per l’Anm. Parodi ha descritto la sua esperienza come “straordinaria” ma ha riconosciuto che la vita impone scelte difficili, definendo il suo passo indietro un “passaggio obbligato”.
Collegando le dimissioni all’esito del referendum, ha sottolineato che la vittoria del No non deve essere interpretata come un mandato incondizionato. Ha avvertito che il risultato ha aperto uno spazio di ascolto che deve essere riempito da “segnali concreti di rinnovamento” per recuperare credibilità e fiducia. Parodi ha esortato i magistrati a rimanere uniti e a comunicare con la società civile, sottolineando l’importanza di un dialogo costante e non episodico.
Ha ribadito che l’Anm non avrà mai un ruolo politico, ma ha il dovere di difendere la credibilità della giustizia. Infine, si è mostrato scettico riguardo a una possibile revisione della legge elettorale per il Csm, evidenziando la delicatezza della questione e la necessità di attenzione.

