Sorvegliare con l’IA, cosa dice il decreto che fa discutere
Il decreto legislativo che recepisce l’AI Act europeo prevede l’ampliamento dell’uso del riconoscimento facciale, integrato con l’intelligenza artificiale, per supportare le forze dell’ordine nella prevenzione e nel contrasto ai crimini. Tuttavia, il testo presenta aspetti controversi, con timori di una possibile profilazione di massa.
In particolare, l’articolo 8 consente l’identificazione biometrica remota in tempo reale durante eventi pubblici, come manifestazioni o cortei. In situazioni di emergenza, come minacce terroristiche o persone scomparse, la polizia può utilizzare i dati biometrici raccolti tramite sistemi di videosorveglianza, comunicando direttamente con il pubblico ministero senza necessità di autorizzazione giudiziaria.
L’articolo 10 disciplina l’uso della videosorveglianza con riconoscimento facciale a posteriori, consentito solo dopo la commissione di un reato, per identificare sospetti. I dati biometrici possono essere memorizzati in una banca dati per un massimo di sette giorni, permettendo la registrazione di informazioni su chi frequenta aree specifiche durante eventi programmati.
Un portavoce dell’Unione europea ha dichiarato di non avere elementi per valutare il decreto, ma ha ribadito che l’uso del riconoscimento facciale negli spazi pubblici è vietato dall’AI Act. Il Garante per la privacy ha espresso la necessità di ulteriori misure per proteggere i dati biometrici e i diritti individuali.
Il provvedimento introduce anche regole per i settori finanziario e assicurativo e promuove l’alfabetizzazione digitale e la formazione sull’uso consapevole dell’IA in ambito scolastico e professionale.
