Legge elettorale, ancora polemiche sulle preferenze

A Montecitorio si è svolto il secondo giorno di votazioni sugli emendamenti alla riforma della legge elettorale. È stato bocciato l’emendamento proposto dai deputati vicini a Vannacci, con 233 voti contrari e 139 favorevoli. Tuttavia, i voti a favore sono stati superiori a quelli del gruppo di Futuro Nazionale.

È stata approvata all’unanimità la possibilità di voto per gli italiani residenti all’estero, ma le polemiche non si placano. Dopo il caso dei franchi tiratori all’interno della maggioranza, Fratelli d’Italia ha ribadito la propria posizione. “Ci siamo battuti per reintrodurre le preferenze dopo 30 anni di liste bloccate. Purtroppo ha prevalso la palude che piace alla sinistra”, ha dichiarato il partito. Da Forza Italia, Tajani ha commentato che, sebbene ci siano stati franchi tiratori, ciò non influenzerà la stabilità del governo.

Per la Lega, l’emendamento rappresenta un’opportunità persa, e Dorigon ha suggerito di ripresentarlo in Senato. I moderati hanno cercato di minimizzare, affermando che la nuova legge elettorale porterà stabilità, mentre le opposizioni hanno dichiarato che la maggioranza è ormai divisa. Il PD ha accusato il governo di essere in crisi e ha chiesto elezioni anticipate.

I Cinque Stelle, che hanno protestato anche in Senato, hanno rivendicato il diritto di voto per i fuori sede come una loro storica battaglia, con Conte che ha chiesto le dimissioni di Meloni. “L’unica vera palude è quella in cui hai sprofondato il paese”, ha affermato.

Per Verdi Sinistra, la legge elettorale rappresenta una sconfitta per Meloni, accusata di trascurare i problemi degli italiani. Nel frattempo, si è svolto un vertice tra i leader di PD, Cinque Stelle e Verdi Sinistra per discutere le strategie parlamentari. Infine, è stata sollevata una polemica per la mancata diretta televisiva delle dichiarazioni di voto finali, con l’accusa alla maggioranza di voler nascondere il proprio fallimento.

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