Operazione Mossad in Iran. Tradimenti e regime change

Negli anni ’60, il Mossad infiltrò una spia, Coehn, in Siria, che fornì informazioni cruciali sui piani militari del governo di Damasco fino alla sua scoperta e impiccagione nel 1965. Recentemente, il New York Times e Haaretz hanno ricostruito un’operazione di spionaggio che coinvolge l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, considerato un potenziale alleato da Israele dopo il suo allontanamento dal potere nel 2013. Ahmadinejad, che aveva attenuato le sue posizioni anti-israeliane, è diventato un obiettivo per un possibile cambio di regime in Iran.

Nel 2023, Ahmadinejad partecipò a una conferenza in Guatemala, che si rivelò un incontro segreto con l’intelligence israeliana. Il rettore dell’università che organizzò l’evento, Gergely Deli, ha dichiarato di aver agito per favorire il dialogo tra i due nemici. Altri incontri e pagamenti al portavoce di Ahmadinejad, Ali Akbar Javanfekr, seguirono.

L’operazione fu supervisionata da David Barnea, allora capo del Mossad, che difese il piano nonostante le riserve espresse da alti ufficiali militari israeliani. Il generale Shlomi Binder e il generale Ofir Mizrahi Rosen presentarono rapporti che mettevano in dubbio le possibilità di successo dell’operazione. Tre giorni prima di un attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran, il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Eyal Zamir, ordinò la sospensione delle attività legate a Ahmadinejad.

Secondo la ricostruzione, fu Netanyahu a suggerire il piano a Trump, identificando Ahmadinejad come il candidato ideale per sostituire Khamenei. Il 28 febbraio, un raid israeliano mirò a colpire i guardiani di Ahmadinejad, ma da allora non è più apparso in pubblico. La situazione attuale suggerisce che il piano per Ahmadinejad non ha avuto successo.

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