La Corte europea dei diritti umani riceve i ricorsi contro l’Italia sul mancato arresto di Almasri

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha comunicato al governo italiano due ricorsi riguardanti la mancata esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Osama Almasri, ex capo della polizia giudiziaria libica accusato di crimini contro l’umanità. I ricorsi sono stati presentati da un cittadino sudanese e una cittadina ivoriana, entrambi sostenendo di essere stati vittime di torture e maltrattamenti durante la loro detenzione in strutture controllate da Almasri.

I ricorrenti, attualmente in Italia, affermano che il governo italiano ha violato i loro diritti. I legali dei due sostengono che l’Italia ha infranto l’articolo 2 (diritto alla vita) e l’articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Inoltre, la cittadina ivoriana lamenta una violazione dell’articolo 4 (divieto di schiavitù e lavoro forzato) e sostiene che il rifiuto di autorizzare l’azione penale e la mancata esecuzione del mandato d’arresto abbiano impedito che fosse fatta luce sulla sua vicenda, comportando un diniego di giustizia.

La Corte ha deciso di esaminare le cause con priorità, accompagnando la comunicazione al governo italiano con domande specifiche.

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