Social e kalashnikov: così i mafiosi “condividono” la violenza

Minacce, ostentazione della violenza e omaggi a pregiudicati caratterizzano il panorama dei social media, dove spesso compaiono autori giovanissimi. Questi messaggi, che superano il confine del virtuale, si manifestano in episodi concreti.

Un caso emblematico è quello della figlia di un noto pregiudicato dello Zen a Palermo, che ha richiesto la sospensione del mercatino rionale il giorno dei funerali del padre. Per garantire il rispetto dell’ordine, un gruppo di ragazzi in scooter ha vigilato sulla situazione.

Simili scene si sono verificate a Catania, dove il funerale di un noto esponente della malavita di Picanello è diventato un evento trasmesso in diretta sui social. Il feretro, adornato di rose rosse, è stato trasportato da un calesse, circondato da un carosello di scooter.

La musica neomelodica accompagna spesso questi eventi, fungendo da colonna sonora per incoraggiare i detenuti o per lanciare minacce alle forze dell’ordine. Le armi, vere o rappresentate tramite emoticon, sono parte integrante di questa cultura. In Sicilia, la violenza si manifesta anche in pieno giorno, rivelando un fenomeno che va oltre il semplice esibizionismo. La radice della violenza è a portata di clic.

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