Dal petrolio all’auto elettrica: la crisi di Hormuz cambia la transizione energetica
La crisi dello Stretto di Hormuz sta influenzando profondamente la transizione energetica globale, spostando l’attenzione dalla sostenibilità ambientale a questioni geopolitiche. Giuseppe Sabella, direttore di Oikonova, sottolinea che Hormuz è un punto strategico cruciale, attraverso il quale transitano il 20% del petrolio e il 25% del gas naturale liquefatto a livello mondiale. Gli incidenti in questa area hanno ripercussioni immediate su vari settori, rendendo il petrolio non solo una risorsa energetica, ma anche un elemento di rischio logistico e militare.
La crisi attuale sta accelerando la frammentazione delle catene energetiche, già in atto a causa di eventi come la guerra in Ucraina e le tensioni tra Stati Uniti e Cina. Paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi stanno investendo in infrastrutture energetiche alternative per ridurre la dipendenza da Hormuz, mentre il Mediterraneo orientale sta guadagnando importanza come hub energetico.
In questo contesto, l’elettrificazione sta diventando una questione di sicurezza nazionale. La crescente necessità di ridurre la dipendenza dal petrolio importato sta accelerando la transizione verso fonti rinnovabili e veicoli elettrici. Le immatricolazioni di auto elettriche in Europa hanno registrato un aumento significativo, con un incremento del 48,9% a marzo 2026 rispetto all’anno precedente.
La competizione globale si sta quindi spostando verso il controllo delle risorse energetiche e delle filiere strategiche. La transizione energetica, sempre più influenzata da dinamiche geopolitiche, non è più solo una questione ambientale, ma un elemento chiave nella competizione tra le grandi potenze.
