I cattolici americani e Trump: un rapporto cambiato nel tempo
I cattolici americani, circa 53 milioni e rappresentanti del 20% dell’elettorato, hanno storicamente svolto un ruolo cruciale nelle elezioni statunitensi, specialmente nei cosiddetti “battleground states”. Nel 2024, Donald Trump ha ottenuto il 55% dei voti cattolici, superando Kamala Harris, che si è fermata tra il 43 e il 44%. Tra i cattolici bianchi, il sostegno per Trump è stato ancora più marcato, mentre i cattolici ispanici, che costituiscono circa il 45% del totale, hanno mostrato una preferenza per Harris, sebbene con un lieve spostamento verso i repubblicani.
Il voto cattolico ha contribuito in modo significativo alla vittoria di Trump, sostenuto da organizzazioni come Catholic Vote e Catholics for Catholics, che hanno mobilitato gli elettori su temi come aborto e valori tradizionali. Tuttavia, le relazioni tra Trump e il Papa, Leone XIV, si sono deteriorate, con il pontefice che ha criticato alcune politiche estere dell’amministrazione, come la guerra contro l’Iran. Trump ha risposto con attacchi sui social media, definendo il Papa “debole” e criticando le sue posizioni.
Recenti sondaggi indicano un calo dell’approvazione di Trump tra i cattolici, scesa sotto il 50%, con un crescente malcontento anche tra i cattolici conservatori. La divisione tra i cattolici americani si sta accentuando, complicata dalle tensioni tra il presidente e il Papa. Le dinamiche elettorali potrebbero subire ulteriori variazioni in vista delle elezioni di midterm del 2026.
Le relazioni tra Stati Uniti e Vaticano sono storicamente complesse, caratterizzate da periodi di cooperazione e conflitto. Dalla fine del XIX secolo, le tensioni hanno oscillato tra diffidenza e alleanze strategiche, culminando in divergenze su questioni come la guerra e le politiche migratorie. Con l’attuale pontificato, le critiche a Trump si sono intensificate, rendendo il dialogo tra le due parti sempre più difficile.
