Biennale Venezia, dimissioni shock della Giuria: è scontro con il Mic
Oggi, 30 aprile 2026, la Giuria internazionale della Biennale Arte 2026 si è dimessa in blocco, come comunicato dalla Fondazione La Biennale di Venezia. La decisione è stata presa all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, inviati dal ministro Alessandro Giuli.
La presidente Solange Farkas e le giurate Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi hanno rassegnato le dimissioni in conformità a una dichiarazione rilasciata il 22 aprile. Questo gesto senza precedenti si inserisce in un contesto di forte tensione tra la presidenza di Pietrangelo Buttafuoco e il governo.
La crisi affonda le radici nella nomina di Buttafuoco nel 2023, avvenuta su indicazione dell’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Sotto la sua direzione, la Biennale Arte 2026 ha preso forma, ma il conflitto è esploso attorno alla gestione del Padiglione Russo, riaperto nonostante la guerra in Ucraina. Buttafuoco ha difeso la scelta come uno spazio di dialogo, ma ha suscitato proteste e minacce di congelamento di fondi europei.
La situazione è degenerata quando la Giuria ha deciso di non assegnare premi a Russia e Israele, citando i leader accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale. Questa presa di posizione ha portato il ministero a inviare ispettori per verificare la gestione della Biennale.
A sole cinque giorni dall’apertura al pubblico, la Biennale si trova ora senza giuria per i massimi riconoscimenti. Non ci sono ancora commenti ufficiali da parte di Buttafuoco o della Fondazione su come si intenda procedere in questa crisi, che potrebbe sfociare in un commissariamento o in una nuova giuria d’urgenza.
