“No comunisti e gay in cucina”: lo chef stellato Cappuccio deve risarcire Cgil

Lo chef stellato Paolo Cappuccio è stato condannato dal tribunale di Trento a risarcire 6.000 euro alla Cgil del Trentino per dichiarazioni discriminatorie pubblicate sui social. In un post del 4 luglio 2025, Cappuccio aveva delineato le caratteristiche ideali dei suoi dipendenti, escludendo comunisti, persone inclini a rivendicazioni sindacali e individui con orientamenti sessuali diversi da quelli eterosessuali.

La Cgil, assistita dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso, ha presentato ricorso contro queste affermazioni, ritenute inaccettabili e contrarie ai principi di uguaglianza e solidarietà sanciti dalla Costituzione. La giudice Giuseppina Passarelli ha accolto il ricorso, definendo le parole di Cappuccio come discriminatorie e idonee a dissuadere potenziali candidati.

Oltre al risarcimento, il tribunale ha stabilito che la sentenza debba essere pubblicata su un giornale nazionale. Manuela Faggioni, rappresentante della Cgil del Trentino, ha sottolineato l’importanza di giudicare i lavoratori solo in base alle loro competenze professionali, senza pregiudizi legati a orientamenti politici o sessuali. La sentenza riconosce anche il diritto della Cgil di agire per tutelare un interesse collettivo, a beneficio di tutti i lavoratori.

Condividi l’articolo
Pubblicità Pubblicità