Lockdown energetico: dove potrebbero partire i razionamenti in Italia. Energia e crisi carburanti
Il termine “lockdown energetico” sta guadagnando attenzione in Europa, dopo che il commissario europeo all’energia, Dan Jørgensen, ha invitato gli Stati membri a prepararsi a scenari critici. Sebbene non ci siano comunicazioni ufficiali, si ipotizza che il razionamento dell’energia, che includerebbe elettricità, gas e carburanti, possa diventare necessario per prevenire una crisi grave.
Il razionamento potrebbe comportare una riduzione obbligatoria dei consumi domestici e limitazioni per alcune industrie, con l’obiettivo di preservare le attività economiche strategiche. Tuttavia, non sono stati specificati i settori che potrebbero essere interessati.
Un confronto con la crisi energetica del 1973, scatenata dalla guerra del Kippur, mostra come l’Italia adottò misure drastiche, come il divieto di circolazione delle auto e la riduzione dell’illuminazione pubblica. Oggi, sebbene le economie siano più diversificate e le fonti energetiche più varie, la possibilità di interventi governativi sui consumi rimane.
Il commissario Jørgensen ha suggerito misure come la riduzione dell’uso di carburanti, l’incentivazione dello smart working e la limitazione degli spostamenti non necessari. Tuttavia, queste misure sono ancora solo raccomandazioni e non obbligatorie.
In Italia, le aziende energivore, come le acciaierie e le industrie alimentari, sono considerate essenziali per l’economia e potrebbero essere protette anche in caso di razionamento. Altri Paesi, come il Bangladesh e la Slovenia, hanno già implementato misure drastiche per affrontare la crisi energetica, mentre in altre nazioni si cerca di modificare le abitudini quotidiane per ridurre i consumi.
