Incendio in un magazzino dismesso a Trieste, muoiono due giovani senza casa

Un uomo e una donna, entrambi tra i venti e i trenta anni, sono morti in un incendio che ha colpito un magazzino dismesso nel Porto Vecchio di Trieste. Le vittime sono un cittadino marocchino e una cittadina italiana. Il fabbricato abbandonato era spesso rifugio per persone senza dimora, inclusi migranti provenienti dalle rotte balcaniche. La tragedia ha riacceso il dibattito sulla mancanza di politiche di solidarietà in città. Padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas di Trieste, ha espresso "profonda indignazione", mentre il Consorzio italiano di solidarietà ha definito l'evento "una tragedia annunciata". La senatrice Tatjana Rojc ha sottolineato che si trattava di vittime "che si potevano evitare". Anche il presidente della Barcolana, Mitja Gialuz, ha affermato che Trieste non può più tollerare simili eventi. La CGIL ha invitato la comunità a riflettere sulla questione dell'accoglienza.
In risposta, si è tenuta una manifestazione spontanea in piazza Libertà, dove cittadini, giovani, migranti e associazioni hanno protestato contro la mancanza di politiche di accoglienza. Gli edifici fatiscenti del Porto Vecchio sono stati definiti "l'unica risorsa" per queste persone. I manifestanti si sono poi diretti verso il "Mercato della stazione", un luogo potenzialmente adatto per fornire assistenza ai migranti. Durante la manifestazione, sono state espresse critiche nei confronti del sindaco di Trieste e del presidente del Friuli Venezia Giulia, con il coro "Siamo tutti umani, siamo tutti uguali" che ha risuonato tra i presenti.
