Le famiglie degli ostaggi riempiono Tel Aviv: “Ora mandiamo a casa Netanyahu”

Le famiglie degli ostaggi si sono riunite nuovamente in piazza a Tel Aviv, con l'obiettivo di chiedere le dimissioni di Bibi Netanyahu. Accusano il governo di non aver saputo prevenire il massacro del 7 ottobre e di non aver risposto alle loro richieste di mediazione. Secondo loro, 47 ostaggi sarebbero stati uccisi dai rapitori anziché riconsegnati.

Tra i manifestanti c'è Ayal Eshel, padre di Rony, una soldatessa che aveva lanciato l'allerta, ma il suo grido è rimasto inascoltato. Eshel chiede un'indagine ufficiale, richiesta che il governo ha sempre respinto, mentre il candidato dell'opposizione Gadi Aysenkot si è impegnato a promuoverla.

Vicky Cohen, che ha riabbracciato suo figlio dopo la prigionia nei tunnel di Gaza, accusa Netanyahu di aver reso forte Hamas, permettendo per anni la costruzione dei tunnel.

Tra i partecipanti c'è anche chi è giunto dall'Italia per esprimere il proprio voto, definendo le elezioni fondamentali per il paese. Critica Netanyahu per aver alimentato l'odio verso gli israeliani all'estero e per aver inserito nella sua coalizione elementi definiti razzisti e neofascisti. Sostiene la necessità di un'alleanza con i partiti della minoranza araba per raggiungere una maggioranza assoluta, affermando che anche gli arabi devono avere un ruolo attivo nella società.

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