Ricina, piante vicino alla scuola della cugina di Gianni Di Vita: il sopralluogo della polizia

Nuovi sviluppi nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella lo scorso dicembre. Sono state rinvenute piante di ricino nei pressi di una scuola a Casacalenda, a circa venti chilometri dal luogo del delitto, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Le segnalazioni alla polizia hanno portato a verifiche sulla presenza delle piante nei dintorni dell'istituto. Analoghi accertamenti sono stati effettuati a Riccia, dove sono stati condotti controlli informatici in altre scuole legate a persone vicine alla famiglia Di Vita. A Casacalenda, gli agenti hanno fotografato le piante a circa cento metri dalla scuola e hanno prelevato campioni di vegetazione.
Recentemente, si è conclusa una serie di perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino, mirate a trovare tracce di ricerche online sulla ricina. È stata acquisita una copia dei dati di un computer portatile presente nell'istituto. Inoltre, gli investigatori stanno esaminando un furto di computer avvenuto nella scuola tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo.
Non è stato finora accertato alcun collegamento tra le piante trovate, i computer rubati e il duplice avvelenamento. Le indagini continuano per determinare l'origine del veleno e chi possa averlo utilizzato.
Emergono anche dettagli sui rapporti familiari delle vittime. Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, avrebbe ammesso di aver tradito la moglie, fornendo il nome della persona coinvolta. La crisi coniugale sarebbe documentata da un messaggio WhatsApp del 2018, in cui Antonella Di Ielsi chiedeva aiuto per trovare un avvocato divorzista. L'amica a cui si era rivolta ha inizialmente negato la circostanza, per poi confermarla dopo essere stata indagata per favoreggiamento.
