Morte avvelenate con la ricina, la verità dal test di Berlino, si attende l’ufficialità

Le indagini sul caso di Pietracatella, riguardante la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, si concentrano ora sui risultati delle analisi effettuate a Berlino. Se verranno confermate tracce di ricina su alimenti o vestiario, i dubbi su quanto accaduto potrebbero dissiparsi, portando a considerare l'ipotesi di un duplice omicidio premeditato. Fonti vicine all'inchiesta hanno rivelato che esistono già forti indizi di reato nelle mani degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire come madre e figlia siano entrate in contatto con la sostanza tossica.
Le verifiche si concentrano sulla presenza della ricina in reperti e alimenti sequestrati nell'abitazione delle vittime. L'incrocio dei risultati delle analisi di Berlino con i 131 prelievi effettuati a luglio potrebbe rivelare il veicolo attraverso cui la sostanza è stata assunta. La Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, sta anche esaminando le testimonianze relative a Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Recentemente è stato ascoltato un infermiere, amico della famiglia, che aveva assistito Sara durante i suoi malori. Gli investigatori stanno valutando anche le condizioni di salute di Di Vita in quel periodo. L'obiettivo rimane chiarire chi abbia avuto accesso alla ricina e come sia stata utilizzata. L'avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, ha sottolineato la possibilità di un'intossicazione accidentale, mantenendo aperta questa linea di indagine.
