O l’economia o Trump, il bivio di Warsh

Alla fine di gennaio, durante il Forum economico mondiale di Davos, Donald Trump criticava i banchieri centrali, lamentandosi che promettono ciò che gli piace sentire, per poi cambiare rotta una volta assunti. Pochi giorni dopo, Kevin M. Warsh veniva nominato alla Fed. Oggi, il comitato di politica monetaria è atteso a un aumento dei tassi d'interesse di un quarto di punto, portandoli tra il 3,75 e il 4 per cento. Questo rappresenterebbe il primo rialzo dal luglio 2023, a meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato, un tempismo che potrebbe non piacere a Trump. L'innalzamento dei tassi è stato influenzato dai dati di agosto, che mostrano un aumento dei prezzi al consumo del 3,4 per cento su base annua e dello 0,4 per cento su base mensile, con un incremento dei costi della benzina legato alla guerra in Iran. Sebbene non si tratti di un dato allarmante, non consente di procrastinare ulteriormente. Secondo Preston Caldwell di Morningstar, l'inflazione core avrebbe dovuto avvicinarsi al 2 per cento per giustificare un'attesa da parte della Fed. Le probabilità di un rialzo sono aumentate rapidamente, passando dall'85 per cento, secondo il CME FedWatch. Warsh ha sottolineato a Jackson Hole che la stabilità dei prezzi richiede un intervento attivo della banca centrale. Le sue dichiarazioni, unite all'andamento dei mercati, hanno accresciuto le aspettative di un intervento deciso. Jonathan Pingle di UBS ha avvertito che un comportamento incoerente da parte della Fed potrebbe generare confusione. Dall'altra parte, Trump continua a chiedere tassi d'interesse bassi per stimolare la crescita e ridurre il peso del debito. Ha minacciato di limitare il commercio americano se la Fed non riducesse i tassi. Warsh, a differenza di Jerome Powell, gode di un buon rapporto con Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent, un vantaggio che potrebbe rivelarsi cruciale.
