Morte Fakir, collettivi in assemblea a Bologna nella facoltà di Lettere occupata

Questa mattina, nella facoltà di Lettere occupata dell'Università di Bologna, sono iniziati i tavoli di confronto organizzati dai collettivi per discutere della morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un fermo di polizia al Pilastro. L'occupazione della facoltà proseguirà per tutto il fine settimana, in attesa della ripresa delle lezioni lunedì. All'interno dell'edificio sono stati affissi striscioni con la scritta "Verità e giustizia per Fakir".
L'iniziativa è stata promossa da diverse realtà, tra cui Cua, Cas, Plat, Comunità migranti, Si Cobas e Laboratorio Crash, che hanno partecipato alle proteste seguite alla morte di Fakir. Dopo i tavoli di discussione, è prevista un'assemblea plenaria nel pomeriggio, mentre la giornata di mobilitazione si concluderà alle 18 in piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria.
Le modalità di intervento degli agenti di polizia sono al centro delle proteste, soprattutto alla luce delle dichiarazioni degli esperti. Mario Balzanelli, presidente della Società italiana sistema 118, ha affermato che con l'arrivo tempestivo di un medico, Fakir avrebbe potuto essere salvato. Ha inoltre criticato la manovra di contenimento effettuata dagli agenti, che ha comportato rischi per la vita del soggetto.
La morte di Fakir ha innescato una settimana di mobilitazioni. Nella notte tra il 19 e il 20 luglio, circa 200 persone hanno presidiato il luogo del decesso, chiedendo verità e giustizia. Il giorno successivo, il sindaco Matteo Lepore ha organizzato un momento di raccoglimento in piazza Nettuno, che ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini e rappresentanti istituzionali. Tuttavia, le manifestazioni hanno portato a scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, descritti dai media come "guerriglia urbana".
Una settimana dopo, il 26 luglio, circa 2.000 persone hanno partecipato a una marcia pacifica nel Pilastro, esprimendo solidarietà e chiedendo giustizia. Mobilitazioni simili si sono verificate anche in altre città, come Torino.
