Kata, scomparsa a Firenze: la procura chiede di archiviare le indagini. Legale: “Ci opporremo”

Sono trascorsi più di tre anni dalla scomparsa di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, conosciuta come Kata, una bambina peruviana di cinque anni, avvenuta il 10 giugno 2020 nell'ex hotel Astor di Firenze, occupato abusivamente da oltre cento persone. La Procura di Firenze ha richiesto l'archiviazione dell'inchiesta, sostenendo che gli elementi raccolti non permettono di prevedere una condanna.
L'avvocata Elisabetta Vinattieri, che rappresenta il padre di Kata, ha dichiarato che si opporranno a questa decisione, affermando che la bambina è viva e che le indagini devono continuare. L'inchiesta ha coinvolto gli zii materni e paterni della bambina, accusati di sequestro di persona, ma le varie piste esplorate, tra cui vendette legate alla droga e conflitti interni all'ex albergo, non hanno portato a risultati concreti.
La richiesta di archiviazione, firmata dalla pubblico ministero Christine Von Borries e dalla procuratrice capo Rosa Volpe, evidenzia l'assenza di prove sufficienti per sostenere le accuse in giudizio. Tuttavia, la Procura ha sottolineato che le indagini possono essere riaperte in caso di nuovi elementi.
Il giorno della scomparsa, Kata viveva nell'ex albergo con la madre e il fratellino. La madre, al lavoro, aveva lasciato i figli al fratello. Al suo rientro, non trovando Kata, ha sporto denuncia. La bambina è stata vista per l'ultima volta nel cortile dell'albergo, immortalata da una telecamera mentre si muoveva nell'area. Nonostante le ricerche approfondite, anche a livello internazionale, non sono stati trovati segni di Kata.
