Iran, due gemelle arrestate e picchiate, una rischia l’impiccagione

Due gemelle iraniane, Taraneh e Romina Rahimi, sono state arrestate a gennaio durante le proteste contro il regime e, dopo mesi di silenzio, la loro situazione è emersa sui social media. Taraneh è stata condannata a morte per impiccagione, mentre Romina dovrà scontare 25 anni di carcere. La notizia è stata riportata dal Guardian, che ha evidenziato come la diaspora iraniana all'estero avesse già sollevato l'attenzione sulla loro sparizione.
Le due sorelle, all'epoca diciannovenni e studentesse, furono prelevate dalle loro abitazioni a Isfahan da uomini incappucciati, identificati come membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Secondo le ONG, durante la repressione delle manifestazioni, si stima che ci siano state circa 30.000 vittime, mentre le autorità hanno ammesso solo 3.000 morti. Se Taraneh dovesse morire per impiccagione, sarebbe la prima donna a subire tale sorte a causa delle recenti manifestazioni.
La madre delle gemelle, Marzieh Nourmohammadi, ha cercato invano notizie delle figlie per quattro mesi, prima di trovarle in un carcere di Dowlatabad. Durante una visita, ha descritto le condizioni in cui si trovavano: irriconoscibili, con volti tumefatti e segni di violenza su tutto il corpo. Inoltre, Taraneh avrebbe subito minacce di stupro nei confronti della sorella da parte delle guardie carcerarie.
La situazione delle gemelle si inserisce in un contesto più ampio di violazioni dei diritti umani in Iran, dove le donne sono soggette a severe restrizioni, tra cui l'obbligo di indossare l'hijab. Recentemente, un'altra donna, Leila Abolhasani, è stata condannata a morte con accuse simili, mentre altri nove uomini sono stati condannati per disordini legati alle proteste. Dall'inizio della guerra con gli Stati Uniti, sono stati giustiziati 29 uomini per reati connessi alle manifestazioni.
