Madre e figlia avvelenate con la ricina, confronto in Questura tra Di Vita e un’amica

Oggi si è svolto un confronto presso la Questura di Campobasso tra Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, e una donna, sua amica. Le due donne erano morte avvelenate con la ricina durante le festività natalizie. L'incontro, durato oltre tre ore, ha visto la presenza della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano.
Non è chiaro se la donna coinvolta nel confronto sia la stessa amica di famiglia già denunciata per favoreggiamento. In passato, questa donna era stata ascoltata più volte dagli investigatori, negando di conoscere eventuali tensioni familiari, ma successivi riscontri avrebbero contraddetto la sua versione. Gianni Di Vita era stato convocato in precedenza per fornire informazioni, in un'indagine che continua a non avere indagati specifici.
Le indagini hanno subito un'accelerazione dopo la conferma, avvenuta a luglio, che Antonella e Sara erano morte per intossicazione da ricina, come stabilito dalla perizia autoptica. Gli esami effettuati su Gianni e sulla figlia maggiore Alice hanno escluso che fossero stati esposti alla tossina. Gli investigatori hanno anche condotto sopralluoghi nella casa di Pietracatella, prelevando campioni per cercare tracce di ricina.
Inizialmente, si era ipotizzata un'intossicazione alimentare, portando all'iscrizione di cinque medici nel registro degli indagati per omicidio colposo. Tuttavia, con la scoperta della ricina, l'inchiesta ha preso una piega diversa, ora incentrata su un duplice omicidio volontario aggravato dall'uso del veleno, ma al momento senza indagati.
