Lavitola torna davanti al giudice: l’obiettivo è chiarire le ombre sul presunto attentato

Valter Lavitola si prepara a tornare in aula per chiarire alcuni aspetti controversi dell'inchiesta che lo accusa di essere il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Davanti ai magistrati, Lavitola dovrà affrontare i dubbi sulla sua testimonianza, considerata poco verosimile dagli inquirenti. Al centro delle discrepanze c'è la natura dell'azione commissionata: Lavitola ha affermato di aver richiesto un gesto dimostrativo, escludendo l'intenzione di far esplodere l'auto parcheggiata davanti all'abitazione di Ranucci.
Le dichiarazioni degli esecutori materiali dell'attentato, arrestati in precedenza, sembrano supportare parzialmente la sua versione, poiché avevano dichiarato di non voler arrecare danno fisico al giornalista. La difesa di Lavitola respinge le ipotesi di un possibile mandante superiore, definendole congetture, e sostiene che Ranucci avrebbe intuito l'identità del mandante subito dopo l'esplosione.
Nei prossimi giorni, la strategia legale di Lavitola si concentrerà su due aspetti: la presentazione di una nuova istanza per la revoca della misura cautelare in carcere e l'avvio delle pratiche per richiedere l'estradizione dal Camerun di Gomes Tavares, considerato un elemento chiave per ricostruire il ruolo di mediatore nell'inchiesta. Nel frattempo, si attende l'audizione di Sigfrido Ranucci, che potrebbe avvenire a settembre, mentre il giornalista continua a lavorare alle nuove puntate di Report.
